Appunti di vita. Raccontare e raccontarsi

DSCN0269

Io ci provo

ci provo e ci riprovo

ma fallisco

fallisco spesso

per non dire, sempre

però ci provo e ci riprovo

sono testarda, si

sono caparbia e ci provo ancora

ma il fallimento è lì, davanti a me,

non si nasconde mai

anzi, si mostra in tutto il suo squallore

e mi ricorda che forse dovrei lasciar perdere

che non sono tagliata, che sono incapace

invece io ci provo

e ogni volta mi dico, è l’ultima

e invece ci riprovo

e poi mi detesto e soffro un po’

è solo che a volte, davvero, è fantastico

e ci credo

mi sembra proprio vero

ma basta socchiudere gli occhi,

solo un attimo, certo,

e tutto torna com’era

allora mi sento sciocca e guardo intorno

vedo l’inutilità dei miei tentativi

però mi dico che

il vero fallimento è non provarci più

oppure no?

un altro lancio di dadi

un altro giro di carte…

tanto è solo questione di fortuna

di karma

di destino

è il caso

è il fato, la sorte

…oh cielo!!!!

25 Aprile 2011 at 18:13 | Commenti & Trackbacks (8) | Permalink

3017426932_d883c547eb_o

Mai avrei pensato di scrivere queste parole…Buon compleanno, Italia!

Eh si perchè, da figlia del sessantotto quale sono, essere patriottici per la mia generazione significava essere di destra o meglio, essere fascisti. La destra è sempre stata la depositaria dei valori come “Dio, patria e famiglia”e ne ha da sempre fatto una bandiera, rappresentata appunto dalla fiamma tricolore. Fino all’avvento di Berlusconi e della Lega. Dal ’94 ad oggi, infatti, gli slogan che inneggiano a “Forza Italia”, una volta semplice esortazione sportiva, o alla “libertà” sono diventati i nuovi manganelli che l’attuale classe politica agita minacciosa sulle teste di elettori creduloni e opportunisti. Quindi, per paura di essere accomunati a fascisti e sfascisti dell’era moderna, a sinistra si stava ben attenti ad utilizzarle.

Ora però, i fascisti al governo sembrano, paradossalmente, il male minore e scolorano davanti all’opera di disfacimento e disgregazione puntuale di tutti i simboli della Repubblica Italiana che la Lega porta avanti, a cominciare dall’unità nazionale. In difesa di importanti interessi economici più o meno legati al territorio, questa mandria di barbari, rozzi e incivili, dichiara senza pudore di volersi pulire il culo col tricolore e intanto piazza i suoi rappresentanti a capo di importanti dicasteri affinchè mettano le mani perfino sulla Carta Costituzionale.

Di fronte all’imbarbarimento della nostra società, all’impoverimento di tutto ciò che era bene comune, come la scuola pubblica o la cultura, contro gli interessi privati che portano a leggi restrittive, sono convinta che anche l’italiano medio, individualista e menefreghista, oggi sia contento di festeggiare l’Italia unita.

Io la mia parte l’ho fatta, ho addirittura comprato una bella bandiera tricolore e l’ho appesa al mio balconcino. Anche sotto la pioggia battente di questi giorni, anche tutta spiegazzata e gualcita fa il suo bell’effetto festoso e, come dice qualcuno, sarà ‘come l’aglio per i vampiri, segno di repulsa verso i barbari che ci assediano’.

17 Marzo 2011 at 17:26 | Commenti & Trackbacks (3) | Permalink

divano rosso

Non c’eri

Non c’eri nelle liste elettorali di quello stupido giugno

Non c’eri in uno spettacolo teatrale sulla diga del vajont

Non c’eri in quei locali assordanti dove il suono della batteria copre gli altri strumenti

Non c’eri sulle sue labbra
E sulla sua schiena bianca che mi ringraziava

E non c’eri nelle ombre scure di un paesaggio di montagna
Ricordo di un viaggio di fine marzo

Non c’eri nelle tessere di un blockbuster
Nei panini caldi di un venditore ambulante

Non c’eri nelle cicche sotto casa
E nemmeno nei giardini comunali dove i bambini tirano i loro primi sassi
Alle loro prime paure

Non c’eri nemmeno nei rappresentanti che al mattino ti svegliano col citofono
O nella morale qualunquista di una zia vecchia e acida

Non c’eri nelle mele che mordevo

E nemmeno nel bicchiere di vino accanto alla tv

E non c’eri allo stadio
O nei miei scatti lenti dei lunedì di calcio

Non c’eri nemmeno sull’espressione arrogante di quelle guardie che mi fermarono:
‘Lei dove crede di andare…?’

Non c’eri nella metropolitana
O nelle spinte per chi deve scendere e chi deve salire
In tutti i loro discorsi assurdi su come non si può più vivere

Non c’eri nei sorrisi dei camerieri, eroi di una vita di mance

Non c’eri…

Non c’eri…

Eppure ti sentivo

Ti sentivo come si sente l’angoscia in una strada buia mentre i piedi incontrano la pioggia
Come si sente l’abbandono in quelle luci gialle e tristi degli ascensori

Ti sentivo nelle ossa come la febbre del primo inverno

Ti sentivo nel silenzio che mi creavo nella mente
In mezzo a un traffico impazzito sulla tangenziale

Ti sentivo come un ombra, un fantasma, una profezia, una maledizione

Ti sentivo solo io, solo e sempre io

Mentre tutto quanto intorno mi diceva che tu non c’eri
… Non c’eri…


(di Marco Conidi)

4 Marzo 2011 at 14:53 | Commenti & Trackbacks (1) | Permalink

305

Ieri la manifestazione delle donne, e non solo, per difendere la dignità propria e di tutti gli italiani stufi della “pornocrazia” dilagante.

Io non mi sono voluta perdere l’occasione e sono stata a Piazza del Popolo, a Roma, con la mia bella figlia e migliaia di altre donne, giovani e vecchie, tutte incazzate ma festose e ironiche.

Arrivando il colpo d’occhio è fortissimo, la piazza è piena all’inverosimile, un fiume senza fine di colori che invade, oltre alla piazza, il Pincio, Via del Corso e, dall’altra parte scende fino al Tevere e a Via Flaminia. Molte donne portano una sciarpa bianca al collo, nessuna bandiera di partito ma tanti striscioni e semplici cartelli scritti a pennarello, con battute al vetriolo sul premier e la sua deriva sessista. Il più bello in assoluto, “A zozzone vattene”, colorita esortazione in puro vernacolo romanesco!

325

316

La voce roca di Patti Smith farà da sottofondo a tutta la manifestazione con il suo inno libertario, “People have the power”. E’ impossibile restare fermi, l’euforia della piazza spinge a muoversi, a ballare, c’è una piacevole elettricità nell’aria. Un piccolo ma frenetico gruppo di artisti di strada con grandi cappelli colorati e ritmi scatenati si fa largo tra la folla, battendo il tempo su grandi tamburi. Tutti si agitano a suon di musica, giovani e vecchi.

Appena fuori la porta della piazza c’è un duo di suonatori, flauto e contrabbasso. Poco più in là c’è un giovane prestigiatore…le macchine in fila al semaforo suonano nervosamente perchè il fiume di persone che tentano di attraversare non rispetta il verde.

Tra la gente discorsi politici più seri si intrecciano a battutacce grevi sul premier. I discorsi seri sono al centro della piazza, qui arriva solo la loro eco lontana, ma non importa, dobbiamo fare numero, esserci per sottolineare la nostra voglia di rispetto.

Mi guardo intorno, non ci sono solo donne ma anche tanti uomini e famigliole e molti cani. L’atmosfera è decisamente festosa. Sono contenta di essere qui, di partecipare a questo happening pacifico ma incisivo. Le donne si sono svegliate e hanno gridato il loro “basta”, era ora!

330321

14 Febbraio 2011 at 18:22 | Commenti & Trackbacks (0) | Permalink

woman-on-bad-blind-date

L’appuntamento è per cena, in un pretenzioso ristorante di provincia.

Non ci conosciamo ovviamente. A metterci in contatto è stato un amico comune che pensa siamo fatti l’uno per l’altra.

Arrivo con 10 minuti di ritardo e lui non c’è ancora. Cominciamo male…odio aspettare!

Resto seduta in macchina a giocare con l’iPhone e quando alzo gli occhi al retrovisore vedo un macchinone sportivo un po’ pacchiano e molto inquinante entrare nel parcheggio. Questo depone ulteriormente a suo netto sfavore!

Ne scende un ragazzo giovane, avrà 35 anni, più largo che alto, capelli scurissimi.

L’arrogante snob che sonnecchia in me spara sull’uomo sentenze impietose e vorrebbe squagliarsela alla chetichella. La ricaccio indietro tacitandola, recito mentalmente il mio caro mantra e scendo dalla macchina.

Mi viene subito incontro e con galanteria mi stringe la mano fortissimamente, nel frattempo mi fruga con gli occhi, mi sento passata ai raggi x.

Ha occhi neri molto profondi, mobili, e una parlantina incontinente. Mi guida sicuro all’interno del ristorante, sposta la sedia, mi fa accomodare, mi consiglia su cibo e vino.

Non mi perde d’occhio neanche un secondo, mi sento analizzata, soppesata, anche se ancora non ho aperto praticamente bocca.

Poi, mi passa la parola, vuole sapere tutto quel che ho fatto fino ad oggi. Sciorino il mio curriculum vitae, rispondo a qualche domanda trasversale con finalità investigative e tiro dritta senza cadere in trabocchetti lessicali.

Facciamo pausa per brindare alla nostra conoscenza e smangiucchiare l’antipasto.

Affrontando il resto della cena, mi racconta delle sue ultime vacanze sulla costa amalfitana. Ha una parlatina piacevole, sembra intelligente, sveglio, deciso a raggiungere la sua meta.

Io ascolto, ogni tanto intervengo, lo guardo incuriosita.

Poi mi spiega esattamente chi sta cercando, quali sono le sue esigenze. Mi fa altre domande e io soddisfo le sue curiosità.

Alla fine riprende la parola per complimentarsi con me e dirmi che sono proprio la persona adatta a lui. ‘Fai tu il prezzo, dimmi quanto vuoi, per me sei ok!’

A quelle parole un brivido mi scorre lungo la schiena…in un attimo immagino tutto quello a cui dovrei rinunciare se accettassi: le mie belle camminate quotidiane, lo yoga, la cura dei rapporti personali, la gestione del mio tempo, anche lo stare senza far niente…e a cosa dovrei sottostare: lavoro a tempo pieno, 5 giorni su 5, grande responsabilità, viaggi anche all’estero, rotture di scatole, problemi, insomma esattamente quello che facevo fino ad un anno fa!

Infatti è’ giusto un anno che sono uscita dall’azienda dove lavoravo e questi 365 giorni hanno significato la mia rinascita. Sto vivendo una nuova giovinezza, mi sento leggera, ho ripreso una bella forma fisica e mentale, sono uscita dal frullino dello stress e mi sento in pace col mondo.

Certo i soldi fanno comodo ma, forse facendo un po’ di economia, penso che farei meglio a mantenere la pace fisica e mentale che non rimettermi a dedicare tutta la giornata al lavoro.

Sarà per questo e sarà pure che quel tipo di lavoro mi ha stufato, sta di fatto che non ci penso neanche un momento e gli dico che no, non sono interessata.

Mi guarda a bocca aperta, incredulo. Ma come, mi sta offrendo la direzione generale di una piccola azienda con poteri illimitati e io dico no???? Non può credere che stia dicendo davvero, forse non ci siamo capiti, e riparte ad illustrare le grandi cose che potrei fare per lui e per me.

Lo blocco e gli spiego che pensavo si trattasse di un lavoro consulenziale e non di un impiego a tempo pieno e che non sono interessata a riempire di nuovo le mie giornate solo di lavoro perchè ho scoperto la felicità che dà lo stare senza.

Non si arrende, inizia con l’adulazione delle mie capacità e, all’apice del discorso, sbotta con ‘…Sei ancora giovane…che farai se non lavori fino alla vecchiaia?’

Quando sento queste baggianate mi muovo a compassione per quei poveretti che pensano che senza lavoro si muoia di inedia. Se hai la fortuna di avere quanto basta al sostentamento, senza lavoro…si vive, finalmente!

Lo lascio sfogare poi mi scuso e chiedo di andare.

Mi saluta deluso e a mala pena risponde al mio ‘buona fortuna’, è molto contrariato e non fa nulla per mascherarlo.

Me ne torno a casa agile e vaporosa, contenta dello scampato pericolo, fischiettando.

Mentre mi corico un impalpabile senso di colpa striscia dentro di me…forse potevo rifletterci, come farò a mantenermi fino alla pensione, magari potevo trattare, trovare un compromesso…

Mi addormento con questa larva nella testa che al mattino seguente si è già tramutata in farfalla. E’ già volata via…

28 Gennaio 2011 at 14:58 | Commenti & Trackbacks (4) | Permalink

Emy_Med‘Ed ora distendetevi sul tappetino e lasciatevi andare alla forza di gravità…ritirate i sensi dal mondo esterno e portateli nel qui ed ora…abbandonate i pensieri, guardateli passare come davanti ad una finestra aperta, senza interferire, senza tentare di fermarli…’

Ogni volta che, all’inizio della lezione di yoga, pronuncio questa formula succede un fatto che mi meraviglia sempre, anche oggi dopo tanti anni che lo vedo accadere.

Tutte quelle persone che fino ad un attimo prima erano lì agitate, nervose, piene di vita, ciarliere, si sdraiano e cercano veramente di lasciarsi andare.

All’inizio hanno qualche difficoltà, vedo i loro corpi ancora contratti, distratti dalle azioni della giornata, più o meno tesi.

Sembra facile rilassarsi ma, nello yoga, la posizione di rilassamento è una delle più tecnicamente difficili proprio perché in realtà non si ‘prende’, non si adotta volontariamente, ma al contrario, bisogna mollare le redini e appunto lasciarsi andare. Ma distendersi in mezzo a sconosciuti, sotto l’occhio indiscreto del ‘maestro’ è tutt’altro che facile, perché nel concetto di rilassamento è racchiuso quello di ‘cedere’, rendersi inermi e affidarsi.

E per me è sempre un’emozione vedere come, piano piano ma inevitabilmente, attraverso i comandi che fornisco con voce ovattata, dolce, quasi sussurrata, le tensioni si sciolgono, i corpi si liberano e si appesantiscono, entrano in una dimensione diversa, più interiore quasi intima.

Quando alla fine dell’esercizio di interiorizzazione le persone riprendono finalmente il controllo del corpo per iniziare la lezione, le loro facce sono come trasformate, le espressioni addolcite, i tratti distesi.

Alla fine della lezione poi si fa un rilassamento più lungo, profondo e meditativo che, dopo aver stimolato tutto il corpo, conclude in bellezza…tanto è vero che alcuni si addormentano perfino!

17 Gennaio 2011 at 16:50 | Commenti & Trackbacks (3) | Permalink

7634401-2011-mostrando-felice-anno-nuovo-concetto-di-mano

Anche quest’anno, ancora una volta, accolgo il nuovo anno con la speranza che sia nuovo davvero.

Do il benvenuto ai nuovi progetti, ai nuovi amici, ai nuovi amori, ai nuovi pensieri

A chi vorrà condividere con me cose belle e cose brutte

A chi cerca conforto ma offre attenzione

A chi non teme i propri limiti e si mostra per quello che è

Do il benvenuto alla sincerità e al rispetto, alle risate e all’allegria, ai piaceri e alla leggerezza

Do il benvenuto alla voglia di migliorarmi e spero che mi occupi così tanto da non lasciarmi tempo per criticare gli altri

Do il benvenuto al presente e al futuro ma spero di non scordare gli errori del passato

Alla voglia di ricominciare ogni giorno

Alla convinzione testarda di potercela fare

Alla certezza che posso cambiare proprio da questo istante

Benvenuto nuovo tempo…

tempo rapace, che mi porti via i giorni che non ho ancora finito di consumare

tempo felino, che mi spingi a cacciare amore per sopravvivere

tempo notturno, che mi lasci insonne a progettare sogni

tempo sereno, che mi rendi vivace e ciarliera

accetto la sfida del cambiamento

lascio fuori dalla porta paure e incertezze

chiudo gli occhi e mi lancio di slancio

fiduciosa e incosciente

fra le tue braccia appena nate!

3 Gennaio 2011 at 14:49 | Commenti & Trackbacks (2) | Permalink

1699109427_aba16da2c7

Stamattina, dalla grande vetrata del mio salone, tutta la vallata sottostante si mostrava luccicante di ghiaccio. Il pallido sole invernale la bagnava appena accentuando le zone d’ombra, gocciolanti gelo. Il mio gattone raggomitolato sul divano, sotto i cuscini in cerca di caldo, mi guardava di sottecchi sorridendo. Io rispondevo agli auguri, una telefonata dopo l’altra, contenta di tante attenzioni. Il primo messaggio mi è arrivato prestissimo, svegliandomi, seguito a ruota da tanti altri.

Che felicità essere presenti nella mente di amici, parenti e conoscenti!

Anche se si è aggiunto un altro anno al rosario della mia vita non importa, non ha importanza quanti anni compio, quanto sono vecchia, quanto tempo mi resta, non importa.

Ha importanza invece la qualità di questi anni, l’intensità con cui li vivo, oggi più che mai.

Mi sento come se mi si fossero spalancate le porte del mondo.

E io ho spiccato il volo.

11 Dicembre 2010 at 22:00 | Commenti & Trackbacks (5) | Permalink

20100819_Irlanda_092

“Dopo un po’ impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un’anima
e impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza
e inizi ad imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse
e cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti,
con la grazia di un adulto, non col dolore di un bimbo
e impari a costruire tutte le tue strade oggi
perchè il terreno di domani è troppo incerto per fare piani
Dopo un po’ impari che anche il sole scotta se ne prendi troppo
perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori
e impari che puoi davvero sopportare che sei davvero forte
e che vali davvero.”

Veronica A. Shoffstall

4 Dicembre 2010 at 16:51 | Commenti & Trackbacks (2) | Permalink

zac in america
Non conosco sofferenza che non sia generata da un’aspettativa disillusa.
Sono giorni che ci penso, sono giorni che mi faccio esempi e che mi rispondo che è vero, troppo vero. L’avvocato del diavolo che è dentro di me ci prova a portare indizi, tracce, controrepliche ma, onestamente, non posso che rassegnarmi a dargli torto.
Quindi tutto dipende da noi, dai nostri desideri e dalle nostre aspettative.
Questo punto di vista assolve gli altri, tutti quelli a cui di solito attribuiamo i nostri fallimenti, la nostra sconfitta. Genitori, figli, amanti, mariti, mogli, capouffici, colleghi e tutta quella pletora di persone da cui, di solito, vogliamo qualcosa o meglio, da cui vogliamo essere accettati e amati.
Se lui avesse fatto…se lei avesse detto…se mi avesse amato di più…se non gli avessi affidato me stessa…se fosse stato diverso…se avessi reagito meglio…se avessi sopportato di più…
Tutte scuse.
Funziona così. Quando desideriamo qualcosa proiettiamo il nostro desiderio sul grande schermo della nostra mente e cominciamo a scrivere il copione. Attribuiamo ruoli, descriviamo scene, intrecciamo sceneggiature, insomma ci facciamo un film. L’ultima tendenza è chiamarla legge di attrazione, cioè pensare tanto intensamente a ciò che desideriamo dovrebbe riuscire a farcelo avere.
Di solito sono incline a credere al pensiero positivo perchè l’ho sperimentato con successo tante volte, però in questo caso è diverso perchè se il mio desiderio non coincide con quello dell’altro sono guai.
Mi spiego meglio.
Se io desidero essere amata da A ma A non ne vuol sapere non ci sarà legge d’attrazione che tenga, io andrò incontro ad una disillusione certa e la mia aspettativa d’amore resterà mera illusione.
Ma allora come se ne esce? Non desiderando più? No, mi sembra troppo innaturale.
Personalmente credo che tutto parta dalla conoscenza di sè stessi, dalla consapevolezza di ciò che ci rende davvero felici. Sembra banale ma spesso pensiamo che la nostra felicità dipenda solo dagli altri per mille motivi: perchè non abbiamo sufficiente autostima, perchè non siamo stati amati da bambini, per paura dell’abbandono, per scarsa autoconoscenza e via così.
Una volta stabilito cosa ci serve sul serio per stare bene è necessario chiudere col passato, perdonare chi ci ha fatto soffrire, ringraziare per la lezione avuta e andare oltre. Con leggerezza ripartire dal punto preciso in cui ci si trova, rispettando il proprio modo di essere, consapevoli dei propri limiti e desiderosi di nuova vita. Allontanare le persone negative, prendersi cura di sé stessi nel corpo e nell’anima, guardare avanti con fiducia e, soprattutto, smettere di ‘raccontarcela’, perchè secondo me, nel profondo di noi stessi, sappiamo bene quando stiamo covando un’illusione.
Il fatto è che è difficile da ammettere che a volte ci si sbaglia sulle persone, che quelli a cui abbiamo dedicato tempo e dedizione non sono poi così speciali e ci lasciamo ingannare dai ricordi, ci facciamo abbagliare da fatti inconsistenti, interpretiamo e attribuiamo significati ad eventi invece del tutto fortuiti…questa è illusione, pensare che la realtà si piegherà al nostro desiderio.

30 Novembre 2010 at 16:19 | Commenti & Trackbacks (8) | Permalink